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apr3

Questi erano netbook

Trekking a Glacier Park, al confine con il Montana e il Canada. Una settimana senza vedere umani, zaini con lo stretto essenziale.
Scrissi un diario di viaggio e qualche altra cosa [...]

Trekking a Glacier Park, al confine con il Montana e il Canada. Una settimana senza vedere umani, zaini con lo stretto essenziale.

Scrissi un diario di viaggio e qualche altra cosa con uno Z88 Cambridge. Praticamente un foglio A4 spesso un centimetro, con memoria a stato solido per 128 kilobyte. Aveva uno schermo Lcd da ottanta colonne per dieci righe, sufficiente per capire che cosa succedeva al testo e per fare buon editing. Tastiera di orrenda gomma, stile Spectrum Sinclair, ma di fantastiche dimensioni standard. Un piacere. Scrissi per una settimana, sulla sponda del lago, di notte alla luce clandestina della pila, presso il bivacco di fine giornata. Tornato dal giro, un cavetto e tutto era già dentro il Mac.

Tratta Los Angeles-Milano senza scalo. Diciotto ore di volo e una traduzione critica che avrei dovuto avere pronta e invece no.

Tirai fuori il Newton MessagePad 2100 e la sua tastiera-accessorio, ai limiti dell’usabilità ma usabile. Schermo girato per il largo, word processor e via. Fuori dal sonno, dai pasti e dalla pipì non feci altro che scrivere per tutto il viaggio. Arrivato a casa, con l’ultimo respiro della batteria scaricai la traduzione sul Mac.

Questi erano netbook.

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19 commenti a questo articolo

  1. Paolo Arcagni scrive:

    Ottima osservazione, condivisibile; cosi\’ come condivisibile e\’ il post precedente sullo stesso argomento. Per questo motivo provo a pensare al mio iPhone3G con supporto per un tastierino esterno che permetta un editing agevole per posta elettronica e testo, ed ecco un perfetto netbook. Penso che in molti casi potrei quasi lasciare a casa il MacBookPro ;)

    Buona giornata.

  2. Ruperto scrive:

    mmmhhh… Sicuro che fossero 128 Megabyte? All’epoca dello Z88 la memoria si contava in Kilobyte :D

    Un Saluto.

  3. lux scrive:

    Verissimo, correggo subito. :)

  4. Riccardo Mori scrive:

    Questi sono netbook, visto che li uso tuttora. E per passare i testi dal mio MessagePad o eMate al Mac, al posto del cavetto uso il Bluetooth :)

  5. lux scrive:

    Il mio Newton è tuttora in uso (e anche lo Z88 immagino :-) . Mi riferivo ovviamente alla sola presenza a listino.

  6. A. scrive:

    Invece se lo intensivamente il mio iPhone non arriva a sera, pur con tutte le accortezze del caso per risparmiare energia.
    Più che le nuove funzionalità dell’ OS 3.0 penso che Apple faccia bene a lavorare sull’autonomia.

  7. mabal scrive:

    Mi è venuta voglia di andrmi a riprendere lo Z88 in solaio… :-)

  8. Il Newton… che bei tempi. Splendido netbook. Quanta speranza sopita e quanta fiducia ripongo in Apple perché me ne riproponga un altro, o quantomeno un oggetto simile in grado di stupirmi come allora: quel fantastico miraggio che prese forma verso la metà degli anni 90. E grazie a te Lux per aver ricordato quel fantastico oggetto compagno, quello si, di mille avventure trascritte sulla sua esile memoria.

  9. Aki scrive:

    Io posso citare un manuale scritto con l\’Olivetti Quaderno… :-)

  10. Alex Raccuglia scrive:

    @Augusto Tagliati
    Guarda che c’è: si chiama iPhone.

  11. Paolo Bertolo scrive:

    Per una volta, non mi unisco al coro di coloro che dicono “quanto si stava meglio quando si stava peggio”.
    Ho avuto un MP 2000 completo di tutto per un periodo di qualche mese, poi l’ho venduto per non perdere tutto il valore dell’acquisto. Onestamente, un prodotto che univa un OS strepitoso ad un hardware inadeguato: Newton era ingombrante e pesante. Non di troppo, tuttavia, ma di quel tanto che impediva di riporlo in una tasca, come era possibile fare, invece, con i Palm.
    Dò tuttavia atto che mentre con Newton aveva perfettamente senso pensare di scrivere una traduzione in aereo, su iPhone OS bisogna essere all’ultimo stadio della disperazione anche solo per considerare la cosa. Ci vorrebbero quei due – tre pollici in più di touch screen, per avere una tastiera utilizzabile a due mani e un’area visibile decente, ma a quel punto tornerebbe ad essere un oggetto troppo grande per stare in una tasca.

  12. Riccardo Mori scrive:

    Paolo Bertolo — Ma il paragone che si sta facendo non è fra il Newton e lo iPhone. È fra il Newton e gli attuali netbook, nessuno dei quali “sta in una tasca”.

  13. Sean scrive:

    Il paragone fra Newton e gli attuali netbook si infrange però sul fattore prezzo: leggevo che i primi modelli erano venduti intorno ai 700 dollari (pregherei i più esperti di confermare questo dato); se questo fosse vero saremmo già a più del doppio del prezzo medio di un moderno netbook. Personalmente sono sempre più convinto che il successo dei piccoletti è legato a filo doppio al loro costo estremamente contenuto; diciamo che “investimenti” così ridotti rendono molto ben disposto l’acquirente nei confronti di qualche pecca costruttiva e/o qualitativa.

  14. Riccardo Mori scrive:

    A mio parere il paragone fatto da Lucio in questo Ping — fra netbook di oggi da una parte, e dispositivi portatili di fine anni Ottanta / fine anni Novanta dall’altra — è teorico e non certo un confronto bruto tra le rispettive funzionalità.

    È chiaro che i netbook attuali sono frutto di compromessi (altrimenti non costerebbero così poco), ma il senso del post di Lucio, secondo me, è che forse bisogna rivedere la lista dei compromessi e favorire molto di più la portabilità — che dovrebbe essere l’idea fondamentale dei netbook.

  15. lux scrive:

    @A.: se un iPhone non dura una giornata, o ha la batteria difettosa o lo si usa in maniera assurda.

  16. lux scrive:

    @Sean: fattore prezzo mica tanto. Ti ricordi quanto costava un Mac nel 1995 e quanto costa oggi? E comunque un Cambridge Z88 costava ottocentomila lire.

    Il prezzo non c’entra. Conta il design, ovvero: a che cosa deve servire il prodotto? I netbook oggi servono solo a costare poco e la seconda parte del tuo intervento è centratissima.

  17. lux scrive:

    @Riccardo Mori: esattamente. Un MacBook Air costa tre o quattro volte un netbook, ma ha una trackpad vera, una tastiera vera e uno schermo vero. In altre parole, nel giro di sei mesi il vantaggio di produttività di un MacBook Air avrebbe più che pareggiato qualsiasi vantaggio di prezzo di un netbook.

    Certo, non sta in una tasca. Ma sta in una busta imbottita. :-)

  18. Pierfausto scrive:

    La curiosità più grande per me sarebbe leggere il diario del viaggio!

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