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mag9

Tocca alla Bicocca

Come è andata All4Web in Bicocca

Il dibattito su programmazione e arte che ho moderato venerdì è stato divertente e davvero interessante. È stato visto da pochissimi e del resto poco importava; quando sei l’ultimo della giornata ed è un venerdì di maggio con il sole, in università, è nel novero delle possibilità.

Pan ha mostrato demo software assolutamente spettacolare, Marisa e Gianugo hanno riflettuto in profondità con considerazioni davvero sopra la media, Emanuele ha portato idee fresche e la propria pratica nella materia e Andrea ha risolto brillantemente le problematiche tecniche e logistiche.

Per parte mia, sono riuscito a seguire un filo logico di buon livello, che desse spazio a tutti rispettandone le specificità e sono davvero contento.

Due parole invece sull’università di Milano Bicocca, dove non passavo da anni. La giornata All4Web in quanto tale è stata semplicemente ospitata. L’ateneo, a parte offrire i salatini, non ha fatto assolutamente nulla per pubblicizzare o anche solo comunicare l’evento.

E fin qui. Ma qualcosa stona anche nella struttura. In aule dove si insegna anche informatica le uniche prese elettriche sono accanto alle porte di ingresso, per le pulizie, e alla cattedra, per i docenti. Che ci siano anche studenti è evidentemente un optional.

L’edificio è coperto da wifi. Per potervi accedere ho dovuto fornire nome, cognome, luogo e data di nascita, nazionalità, documento di identità. E non ho avuto la rete wifi, perché l’ho fatto quarantott’ore prima. Avrei dovuto farlo forse con più giorni o settimane di anticipo, come si conviene in tutte le burocrazie stupide e parassite. In compenso la rete è blindatissima e sicura: ogni tentativo di condividere la connessione con qualcuno che il certificato lo aveva è fallito.

La nota positiva è che Mac equipaggiava la grande maggioranza dei relatori.

Quella negativa è che a me non sembrano luoghi dove si possa studiare motivati e finire di studiare preparati. Alle sei del pomeriggio, terminata la manifestazione, non c’erano virtualmente segni di vita intelligente, con pochi ragazzi a prendere l’ultimo sole sulle panchine della piazza e tutto vuoto, spento, freddo. Somiglia più a un impianto per la produzione di carne in scatola che a un campus.

L’informatica corre a velocità da brivido e lo studio dell’informatica italiano è all’età della pietra. Ragazzi, compratevi un Mac e prendetevi la banda larga, poi passate le giornate e fare programmazione su e con e attraverso Internet. Il pezzo di carta non lo avrete e neanche il certificato per la connessione wifi. In compenso il vostro tempo servirà davvero a qualcosa.

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4 commenti a questo articolo

  1. palmy scrive:

    Come non darti ragione, Lux.

    In passato ho trascorso i primi due anni accademici in quell’edificio per la facolta’ di economia e marketing. Poi ho capito che, a parte qualche base e nozione, il marketing si imparava più altrove: in rete e con i testi di amazon.

    Dopo n anni fuori corso e da completo non frequentante, uno degli ultimi esami che mi mancano è proprio quello di informatica: peccato che facciano sorbire agli economisti un’esame da informatici puri e con metodi didattici alquanto discutibili. Non una parola su cosa sia l’open source, un sistema di e-commerce o un accenno banale a come funzioni Google. Nemmeno mezzo accenno a come realizzare qualche banale funzione per i fogli di calcolo.

    Per fortuna passero’ questo pomeriggio con Emanuele: mi spiegherà un po’ di programmazione in C in modo diverso e soprattutto parleremo della sua ultima app :D

  2. markk0 scrive:

    che le università italiane siano, salvo qualche rara eccezione, degli aridi esamifici, è cosa nota.

    inoltre, l’Italia è l’unico luogo al mondo nel quale gli inutili neolaureati si vantano (invece di vergognarsene) di non avere mai lavorato un solo giorno della propria vita…

  3. FraMorleo scrive:

    Mi dispiace molto non essere potuto venire all’incontro della settimana scorsa. Lux, non ti conosco personalmente ma da quello che scrivi su Macworld e Ping! ho capito che dove ci sei tu c’è da imparare. Comunque, fino a pochi mesi fa abitavo a cinquecento metri dalla Bicocca, e da fuori dava l’idea di essere moderna sotto ogni punto di vista. Come molte cose in Italia, tutta apparenza.

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