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La fantasia al potere

Maggio ‘98, la rivoluzione

22/02/2001 - 

Scoppiò nel maggio ‘98 la prima bomba iMac, e fu un successo senza precedenti. Steve Jobs, allora da poco reintegrato in Apple nel ruolo di Ceo ad interim, frugò nei cassetti della storia di Cupertino e ne trasse l’ispirazione per questa macchina destinata a rivoluzionare il design tecnologico e, forse, l’approccio al computer. Pochi fondamentali ingredienti e una garanzia: solo Apple poteva riuscire a realizzare un computer così. Niente tower, niente involucri grigi: un computer compatto, monitor 15 pollici, cavi ridotti al minimo, facile come tutti i Mac e, in più, con un aspetto accattivante (sexy si sarebbero azzardati a definirlo alcuni analisti). Questo era ed è l’iMac, una macchina “tutta curve” avvolta da ammiccanti trasparenze “blu bondi”. Ma la rivoluzione non era solo esteriore. Anticipando i tempi, Jobs aveva voluto un computer privo di lettore di floppy disk, convertito alla tecnologia USB e proiettato sulla connettività a infrarossi IrDA.

Macintosh per tutte le tasche
Con l’iMac, Apple tornava finalmente a concorrere con i pc nel mercato di fascia bassa, con un prezzo di 1.299 dollari.
Critiche? A bizzeffe, a partire proprio dalla visionaria decisione di dare per morti i floppy disk, e persino di abbandonare la SCSI confidando in una diffusione dell’USB allora ancora lontana. Risultato: circa 3 milioni di pezzi venduti ad oggi.
La macchina venne distribuita a partire dall’agosto 1998, e fu solo la prima tappa. Dopo aver introdotto sul mercato una versione B del primo modello, con un hardware perfezionato, al Macworld Expo del gennaio 1999 a San Francisco venne portata a termine quella che Macworld Italia (e tanti altri) definì la “Rivoluzione del colore”. L’iMac si fece in cinque: viola, arancione, rosso, verde e il blu già conosciuto, e contagiò, col proprio design, anche i nuovi modelli di G3. I nuovi iMac avrebbero montato un processore G3 a 266 MHz con 512 KB di backside. Una revisione dello stesso iMac (la D) avrebbe poi portato a 333 MHz la potenza della CPU. Il prezzo scese di 100 dollari rispetto ai precedenti. Ma fu solo nell’ottobre dello stesso anno che Apple scese sotto la soglia dei mille dollari, con l’iMac SL (Slot Loading): più Ram, CPU da 350 MHz, e un sistema di caricamento dei CD “a spinta”, come sui vecchi mangiadischi.

Biancaneve e i cinque iMac
Questo modello si renderà protagonista di un’ulteriore svolta nella produzione di iMac. Ci si avvicina “ai tempi nostri” e nell’estate del 2000, a San Francisco, “una nuova gamma di colori fa notare anche all’osservatore meno attento chi gli iMac sono cambiati. Rispetto alla generazione precedente si conserva solo il color grigio grafite (lo stesso che caratterizza i Power Macintosh G4, nella foto). Totalmente nuovi gli altri quattro colori: blu oltremare (che Apple chiama “indigo”), rosso rubino (“ruby”), verde salvia (“sage”) e bianco latteo (“snow”, nella foto). Gli iMac disponibili sino a luglio 99 si dividevano in tre famiglie. Dall’estate 2000, invece, l’offerta di Apple comprendeva cinque diverse famiglie, ciascuna differenziata per prezzo, dotazioni e colori. Colori a parte, la differenza rispetto al passato è vista soprattutto nella capienza del disco rigido incorporato, che partiva da un minimo di 7.5 GB e saliva sino a un massimo di ben 30 GB nella ammiraglia, l’iMac DV Special edition. Aumentata anche la velocità del processore PowerPC G3, che è invariata nel modello base ma sale sino a ben 500 MHz nello Special edition. I prezzi in dollari sono più attraenti che in passato, ma per effetto della relativa debolezza dell’euro nei confronti della moneta americana noi italiani ne abbiamo visto solo parzialmente il vantaggio. L’iMac di base, comunque, costava soltanto 2.099.000 lire IVA inclusa, un nuovo record in positivo”.

Il potere dei fiori
Si arriva, così, ad oggi. A Tokyo Jobs si presenta con la consueta energia, ma conti non proprio brillanti alle spalle. Lo si comprende anche dalla politica dei prezzi, inaugurata coi “saldi” di inizio anno e proseguita, qui in Giappone, con l’annuncio di sconti sui monitor 22 pollici e sul vecchio Cube. Anche il modello base di iMac si adegua, coi suoi 899 dollari di prezzo.
La rivoluzione del colore che ha cambiato il volto del desktop si appropria, qui, dello slogan degli hippie: “Flower Power”. Il risultato è una macchina con fantasie floreali anni Settanta, di gusto un po’ psichedelico. Ma la fantasia di Apple non si ferma qui. Accanto a questo modello, si inaugura una nuova linea di colore. Si chiama blue dalmatian, cioè una versione celeste del mantello maculato tipico dei cani dalmata. E già la critica si divide. Ma non vorremmo mai che l’involucro distogliesse l’attenzione da una sostanziale modifica: ora anche sugli iMac vengono montati, di serie, masterizzatori riscrivibili.
Claudio Leonardi

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