10/10/2001 -
A quindici giorni dal lancio di Windows Xp, il nuovo sistema operativo da cui Bill Gates & C. si aspettano meraviglie, Microsoft è ancora nell’occhio del ciclone per questioni extra prodotto che rimbalzano dagli Stati Uniti all’Europa. La Corte Suprema USA, infatti, ha respinto il ricorso presentato dalla società di Redmond relativa a una nuova edizione del processo che aveva condannato il colosso del software per pratiche di monopolio nel mercato dei sistemi operativi per pc. Annullata la sentenza di primo grado a fine giugno, con la quale il giudice Jackson aveva ordinato la divisione in due tronconi di Microsoft, i giudici d’appello del distretto della Columbia avevano comunque ribadito la colpevolezza dell’azienda ma accettato di escludere dal prosieguo del processo il giudice Jackson. Microsoft rimane colpevole, dunque, il giudice Jackson resta a riposo ma il processo più lungo e clamoroso della storia hi-tech prosegue con la spada di damovle di una pesante sanzione per abuso di pratiche monopolistiche.
E se le notizie raccolte da Microsoft a casa propria non sono proprio felici, quelle che provengono dal Vecchio Continente sono anche peggiori. Il commissario europeo alla concorrenza, Mario Monti ha confermato ieri che una multa “è una possibilità viva” quando si tratta di casi antitrust come quello che coinvolge in Europa il gigante dell’informatica per l’utilizzo illegale di programmi (Windows e Office) per conquistare posizioni dominanti nel mercato dei software per Internet e per le aziende e nel settore dei software audio e video per il Web (Windows Media Player). Le parole di Monti fanno eco alle indiscrezioni dei quotidiani statunitensi secondo le quali L’Ue avrebbe il dente avvelenato perché Microsoft avrebbe cercato di ingannare la Commissione falsificando alcuni documenti e ostacolando di conseguenza le indagini sul caso. I rischi per Bill Gates sarebbero elevati: si parla infatti di imposizioni volte a rimuovere alcune funzioni dal sistema operativo Windows (con lo scopo di salvaguardare l’innovazione e la concorrenza) e una sanzione fino al 10% del fatturato annuale dell’azienda, ovvero 2,5 miliardi di dollari. Seccata e puntuale la replica di Microsoft: “la compagnia non ha violato alcuna norma antitrust europea” e fonti vicine alla società confermano che questa linea verrà sostenuta in una replica ufficiale alla commissione, attesa per il mese prossimo.
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