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In vigore l’IVA europea sull’e-commerce

CWI -Efficace da ieri il nuovo regime della UE per le vendite via Internet. Gli operatori esterni dovranno registrarsi in un Paese dell’Unione e riscuotere l’IVA

4/07/2003 - 

E’ in vigore da ieri il nuovo regime fiscale voluto dall’Unione Europea per le vendite on line. La decisione risale all’anno scorso ed è stata presa, questa la motivazione ufficiale, per riequilibrare la competitività delle imprese europee rispetto ai concorrenti statunitensi, che grazie alla legge locale non applicano la Sales Tax (in questo caso equivalente all’IVA) sulle vendite via Internet. Come ben sanno i clienti di aziende come Amazon, questo consente ai dettaglianti d’oltreoceano di applicare prezzi altamente concorrenziali, con risparmi per l’utente nell’ordine del 15-25%.

Il nuovo regime sull’e-commerce tende a riequilibrare la situazione. La norma mantiene la distinzione dottrinale tra e-commerce diretto, cioè le cessioni di beni e servizi completabili interamente on line (come lo scaricamento di software, trasferimento di file audio e video, giochi on line e servizi di hosting), e l’e-commerce indiretto, in cui per concludere la transazione bisogna consegnare fisicamente il bene.

L’e-commerce indiretto ricalca il modello della vendita per corrispondenza e, pertanto, è già regolato dal punto di vista dell’IVA. Cambiano invece le disposizioni per l’e-commerce diretto: i soggetti extra-UE che vendono a soggetti residenti nell’Unione dovranno identificarne la provenienza e applicare l’IVA del relativo Paese. Dovranno registrarsi in un Paese dell’Unione e ad esso liquidare trimestralmente l’IVA riscossa sulle vendite nel territorio della UE. In base alla documentazione di supporto, il Paese che riscuote la liquidazione trasferirà agli altri Paesi l’IVA di loro competenza.

Naturalmente le imprese americane sono contrarie alla novità, che sottrae loro un fondamentale vantaggio competitivo. All’Europa contestano di adottare misure protezionistiche e denunciano l’incompatibilità del nuovo regime con le regole dell’Organizzazione Mondiale del Commercio (la World Trade Organization o WTO) e con quelle dell’Organizzazione mondiale per la Cooperazione e lo Sviluppo Economico (OCSE). La Commissione, naturalmente, sostiene la piena compatibilità della direttiva con le disposizioni dell’OCSE.

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