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Eco-compatibilità dell’iPhone: la risposta di Greenpeace

L’associazione ambientalista replica all’articolo di Macworld Online dedicato al report sul cellulare Apple

19/10/2007 - 

In risposta all’articolo “Leggi il report di Greenpeace sull’iPhone e scopri che…” che abbiamo pubblicato l’altro giorno (a questo link), Greenpeace ci ha inviato una sua risposta che pubblichiamo integralmente qui di seguito.

L’obiettivo della ricerca di Greenpeace non era quello di verificare se l’iPhone fosse o meno in linea con quanto previsto dalla normativa europea RoHS, come infatti viene riportato in modo inequivocabile nel rapporto pubblicato il 15 ottobre, la cui sintesi in italiano “Chiamata Persa: composti pericolosi nell’iPhone” è scaricabile dal link: www.greenpeace.org/raw/content/italy/
ufficiostampa/file/sintesi-iphone.pdf

Questa ricerca nasce con lo scopo di monitorare gli eventuali progressi compiuti dalla Apple per l’eliminazione di composti pericolosi dai propri prodotti rispetto ad altri produttori di telefoni già impegnati in tal senso. Tutto ciò tenendo anche in considerazione le dichiarazioni che Steve Jobs rese pubbliche lo scorso maggio in cui affermava che “Apple è avanti, o lo sarà presto, rispetto alle aziende concorrenti” nel settore ambientale.

In questo senso la questione relativa alla normativa RoHS non è rilevante, in quanto tutte le aziende di elettronica che vendono prodotti in Europa devono rispettare le prescrizione imposte dalla direttiva. Iniziativa che oggi molte aziende hanno già adottato a livello globale, andando anche oltre le norme in materia.
Di certo l’analisi è stata condotta su un solo prodotto (in particolare su 18 componenti) ma si tratta di un bene di consumo e non di una matrice ambientale dove le variazioni tra un campione e l’altro possono anche essere significative. Nel caso invece di un bene di consumo, nonostante possano sussistere senza dubbio variazioni tra singoli prodotti, è fortemente improbabile che un altro iPhone possa avere una antenna priva di bromo (fra l’altro in alte concentrazioni), perché questo è il tipo di materiale usato in fase produttiva. Non crediamo infatti che la linea di produzione possa cambiare da un iPhone all’altro. Quindi i risultati della nostra indagine, seppur non esaustiva e limitata nel numero delle analisi (tetto dovuto anche alla nostra natura di NGO – associazione non governativa che si autofinanzia grazie alle donazioni dei nostri sostenitori), dimostrano l’uso di ritardanti di fiamma a base di bromo, PVC e ftalati in questi prodotti.

La scientificità di una ricerca (e del conseguente rapporto prodotto) si legge da una serie di fattori fra cui finalità della indagine, materiali e metodi, risultati, conclusioni, bibliografia ecc. In molti documenti i risultati analitici sono riportati in tabelle poste in appendice; nel presente studio i risultati sono stati riportati alla fine. Non è quindi importante il “posizionamento” dei risultati analitici quanto piuttosto notare che i risultati sono riportati integralmente, riferiti per specifico
componente testato ed infine che le conclusioni sono basate integralmente su questi risultati.
La nostra indagine limitata nel numero dei campioni (come ben specificato al suo interno) ha permesso di non concludere altro se non quello che era possibile sulla base dei risultati analitici che abbiamo trovato. Questo è la correttezza e l’autorevolezza scientifica che ci contraddistingue. Lo scopo delle nostre analisi era vedere se l’iPhone potesse diventare il più recente gadget elettronico privo di sostanze pericolose in grado di indurre il cambiamento nell’industria elettronica. Le analisi non sono state condotte su altre multinazionali, perché le informazioni sono disponibili on line. Nel sito web di Nokia (www.nokia.com/A4288185), per esempio, si legge che l’azienda ha una chiara politica PVC-free per tutti i suoi nuovi cellulari a partire dal 2007. Sony Ericsson (www.sonyericsson.com/downloads/W300__ENV_R1A_EN.pdf) e Motorola
(www.motorola.com/content.jsp?globalObjectId=8509) hanno entrambe rimosso i ritardanti di fiamma a base di bromo da molte componenti sul mercato.
La Apple non fornisce queste informazioni né tanto meno ha in commercio dei prodotti davvero verdi, nonostante le dichiarazioni di Steve Jobs a maggio.

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