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La Canon PowerShot G11 alla prova

Un appassionato di fotografia che non vuole portarsi dietro una reflex cerca una compatta che possa dargli le stesse sensazioni. La PowerShot G11 mira a questo ruolo.

18/01/2010 - 

La “classicità” della PowerShot G11 è prima di tutto nell’estetica, asciutta e ispirata alle fotocamere analogiche a telemetro. Altrettanto retrò sono le tre ghiere di impostazione posizionate sulla parte superiore del corpo, che controllano la compensazione dell’esposizione (da -2 a +2 EV, a passi di 1/3), la sensibilità del sensore in ISO equivalenti (da 80 a 3.200 con una posizione Auto) e la modalità di scatto.
Quelle disponibili sono molte: due impostazioni Custom, manuale, automatica a priorità dei tempi o dei diaframmi, del tutto automatica, ripresa video, scatti con poca luce, una preimpostazione di stampo sportivo e, infine, una modalità Scena che porta a una quindicina di altre preimpostazioni da selezionare usando la ghiera posteriore. A questo si aggiungono, sempre nella sezione Scena, le modalità Scambio Colore (il nome è abbastanza esplicativo) e Risalto Colore (la foto scattata è in bianco/nero tranne che per un unico colore a scelta).
Un giudizio positivo, dato il taglio della macchina, lo meritano la presenza della staffa per un flash esterno, la correzione diottrica per l’oculare e la presenza stessa del mirino ottico. Che però è adatto quasi solo per quando le batterie della macchina sono un po’ in crisi e conviene preservarle non usando lo schermo LCD posteriore. Questo per tre ragioni fondamentali: l’area coperta è sensibilmente inferiore a quella ripresa, nel mirino ottico non ci sono informazioni di alcun tipo, l’errore di parallasse è piuttosto marcato.

Il lato B
Sul lato posteriore la G11 segue un approccio decisamente meno austero. Oltre al display LCD (tornato orientabile come in alcune “G” precedenti) troviamo sette piccoli pulsanti e un blocco comandi che comprende a sua volta quattro altri pulsantini disposti a croce, un quinto centrale e, coassialmente a tutto questo, una ghiera rotante. L’impostazione di questi controlli è apprezzabilmente più da reflex che da compatta – nel senso che permette di arrivare velocemente a determinate impostazioni importanti (valutazione esposimetrica, fuoco manuale o automatico, punto di messa a fuoco, blocco dell’esposizione…) – ma si scontra con le dimensioni non da reflex della G11: il blocco comandi alla destra del display è piuttosto affollato e capita spesso di spingere involontariamente qualche tastino quando si inquadra guardando nel mirino ottico.
Dopo aver preso un po’ la mano con tutti i comandi, si comincia ad apprezzare la versatilità della G11. Quasi tutti i parametri di scatto sono configurabili a piacimento in molti modi diversi, con una flessibilità che giudichiamo allo stesso livello delle reflex di fascia “entry” o comunque con un costo paragonabile. Questo porta un duplice vantaggio: chi usa la G11 come seconda macchina fotografica alternativa alla reflex non si sentirà limitato, mentre chi ha scelto la G11 come primo passo al di fuori del mondo delle compatte “full auto” ha ampio spazio per fare esperienza. Di funzioni in effetti ce n’è in abbondanza e vanno da quelle più sofisticate “da reflex”, come la possibilità di scattare in formato RAW, a quelle più creative per la postproduzione “a bordo” degli scatti effettuati.

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1 commento a questo articolo

  1. shotbart scrive:

    Macchina davvero meravigliosa, è come avere praticamente una reflex nel taschino ;)

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