
19/01/2010 -
Matteo Ragni è l’uomo che in un certo senso ha raccolto la pesante eredità di Fortunato Depero, dato che all’ultimo Salone del Mobile ha “reinventato” in chiave contemporanea l’immagine che Depero aveva dato a Camparisoda. Matteo non usa il Mac, ma è la persona giusta per chiedergli qualcosa in fatto di product design.
- C’è un legame evidente tra il design e la filosofia di Apple: ritieni – da designer – che il buon design sia un fattore che favorisce la vendita anche di un computer?
Non c’è dubbio che il mondo dei “design addicted” sia schierato dalla parte della grande Mela morsicata. Steve Jobs è un guru indiscusso, al pari di popstar o designstar, perché ha posto la questione del buon design in testa a tutti gli aspetti di marketing. Buon design non solo in termini formali ma anche e soprattutto in termini di usabilità, di interfaccia.
Apple è un’azienda che non solo traccia le linee guida per la progettazione di computer, telefoni e MP3 di altre aziende cosiddette “follower”, ma è riuscita a conquistare un ruolo di trend setter in diversi ambiti merceologici… Per cui anche un tostapane oggi deve fare i conti con gli stilemi formali “alla Mac” se vuole essere appetibile per il mercato.
Non solo. Quello che è sorprendente è la capacità di reinventare ciclicamente dei nuovi codici espressivi, ma che siano portatori allo stesso modo di quel DNA riconoscibile, rassicurante e spiazzante allo stesso tempo. Prima un computer giocato sulla trasparenza e sui colori, poi sul bianco, poi il tutto alluminio…
- Prodotti come l’iPod e l’iPhone hanno evitato la “sindrome da coltellino svizzero”, ossia il voler mostrare già al primo sguardo tutte le funzioni che sono in grado di svolgere?
Credo che il grande successo di questi prodotti sia da attribuire proprio a un’interfaccia semplice e intuitiva, oltre che naturalmente, nel caso dell’iPod, dell’introduzione delle cuffie bianche quando tutti producevano solo quelle nere.
A volte basta un dettaglio così apparentemente banale come degli speaker, per individuare l’appartenenza a una “tribù”, tanto che se si incontrava un ragazzo in metropolitana con le cuffie bianche e le mani in tasca, si era sicuri che stesse ascoltando musica da un iPod.
Oggi spesso infatti non si parla di lettori MP3, ma di iPod, un nome di un prodotto commerciale di un’azienda che ha sostituito il termine generico, al pari del suo celebre predecessore, il Walkman di Sony.
Tag: Design, Digital Life










Interessantissimo articolo!!!
Sarebbe bello se Macworld.it continuasse a proporci periodicamente confronti di questo genere con coloro che producono valore con un Mac… io la butto lì